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mercoledì 12 novembre 2014

Tuscany Trail_2014_5° giorno

Non si potrebbe rimanere in questo posto per sempre? No, non si può.
Però ci facciamo coccolare ancora un po' con una colazione epica. Torte, biscotti, pane e marmellate fatte in casa, tè, caffè latte e spremute; c'è di tutto. Ci ricarichiamo per bene prima della partenza, che avviene regolarmente per tutti, tranne che per il sottoscritto, che si accorge di aver preso una spina nel copertone posteriore e che deve innanzi tutto riparare la foratura.

I miei compagni di viaggio partono; io li raggiungerò poco dopo. Salutiamo quindi questo bellissimo posto ed i nostri amici Ausilia e Sebastiano che ritornano a casa.
Vista la bellissima giornata, oggi anche Daniele pedalerà con noi; un tocco di allegria in più nel gruppo.  Percorriamo le strade bianche dell'Eroica, delle magnifiche sterrate sulle colline sempre più verdi. A Buonconvento facciamo una sosta caffè e subito dopo una seconda sosta per sostituire le pastiglie dei freni di Paolo ed acquistare qualche camera d'aria di scorta.
Poi arriviamo a San Quirico d'Orcia dove Daniele si lancia a tutta velocità lungo la celebre curva delle Mille Miglia, per poi parcheggiare la bici assieme a noi, nella piazzetta del paese, per la pausa pranzo.

Grazie al Tuscany Trail abbiamo l'opportunità di visitare tante bellissime località, di attraversare bei paesi e borghi caratteristici. Chi come noi ha vissuto questo evento con tranquillità, non ha solo pedalato, ma ha avuto modo di fare del vero e proprio cicloturismo.
Ricordo che sotto una bomba d'acqua, a Firenze, non vedevo l'ora di scappare dalla città; anzi, avrei voluto scappare dalla Toscana e rientrare a casa. Invece con questo sole è un vero piacere stare in giro in questi posti.

A Pienza, altra ciliegina di questo nostro bel paese, facciamo un bellissimo incontro con la musica ed il fascino prorompente di Barbara, un'abile flautista. Martino ovviamente documenta tutto mentre i Lobos sono incantati.
Il Baffo sprizza energia da tutti i pori, dietro di lui Daniele se la ride. Dopo il concerto si abbandona Pienza e si riprende a pedalare verso sud, verso Capalbio, mitica località dove si produce un -famoso formaggio- appunto il Capalbio DOP. Non vediamo l'ora, soprattutto Bertelli, di spalmarne (è un formaggio morbido) in abbondanza su del buon pane toscano precedentemente abbrustolito sulla griglia e irrorato d'olio EVO Bertelli (non lo sapevate? Bertelli è una rinomata marca d'olio).

Qui in Toscana c'è un'abbondanza di strade bianche e questa è una grande risorsa per i ciclisti che apprezzano viaggiare su percorsi tranquilli, lontano dalle classiche rotte automobilistiche. Daniele però si lascia trasportare dall'euforia della discesa e prosegue su asfalto, saltando un bivio.
Poco dopo lo ritroveremo, stanco ed affaticato, per averci rincorso per un bel tratto di strada, fuori dalla rotta del Tuscany Trail.

La giornata è ancora lunga ed i chilometri da percorrere prima che il sole cali sotto l'orizzonte, rimangono ancora tanti. La salita a Radicofani è piuttosto lunga ed impegnativa ed io inoltre incappo nell'ennesima foratura. Lascio proseguire i miei amici, mentre io con calma provvedo alla riparazione della gomma. Fisicamente sono in forma e recupero il gap con i miei amici prima di arrivare in paese.
Io ho una gran voglia di frutta fresca e facciamo dunque una merenda a base di frutta, non buonissima purtroppo, ma comunque rinfrescante e tonificante. Rimarrà nella storia il rutto che mi è uscito spontaneamente dopo l'abbuffata, e la risata di tutti quanti per il verso disumano.

La sera si fa avanti, così come la stanchezza, ma il gruppo prosegue allegramente il suo viaggio fino all'albero. Quale albero? L'albero che all'improvviso vediamo precipitare davanti ai nostri occhi, a breve distanza da Daniele, rimasto impietrito di fronte alla scena. La strada era stata chiusa al traffico per le abbondanti piogge dei giorni passati ed una pianta pericolante veniva abbattuta da alcuni operai proprio in occasione del nostro passaggio. Una disattenzione che avrebbe potuto costarci molto cara, ma fortunatamente non è accaduto nulla.

Questa sera pedaliamo anche dopo il tramonto, fino a Pitigliano, un'opera d'arte di paese, un'altra meraviglia di questa sorprendente Toscana. Abbiamo trovato delle stanze in un albergo e dopo esserci lavati ci rechiamo in pizzeria per cenare. Siamo stanchi e provati da questa lunga giornata in sella, ma sui nostri volti sono dipinti dei magnifici sorrisi. Un'altra meravigliosa tappa di quest'avventura se n'è andata; questo viaggio ci regala bellissimi momenti e grandi soddisfazioni. Domani dovrebbe essere l'ultimo giorno...


martedì 11 novembre 2014

Tuscany Trail_2014_4° giorno

È domenica, ci troviamo in un campeggio nei pressi di San Gimignano, e finalmente oggi c'è il sole. Con il bel tempo è tutta un'altra storia pedalare ed i paesaggi toscani risplendono in tutta la loro bellezza; spero tanto che queste condizioni ci accompagnino fino alla fine del viaggio.

Nel ristorante del campeggio iniziamo alla grande con una colazione coi fiocchi, veramente ricca e abbondante, che ci tiene impegnati per diverso tempo a tavola, e che ci fornirà un bel po' di energie per la pedalata di oggi.

Si esce dal bel borgo di San Gimignano, percorrendo la strada asfaltata principale che a quest'ora è ancora poco trafficata, fino alla deviazione per la Riserva Naturale Castelvecchio, punto in cui la strada diviene sterrata, immergendosi nel bosco. Dopo un impegnativo tratto di salita, oltre la barriera della vegetazione, si riescono ad ammirare le bellissime colline che ci circondano, ed una piacevole brezza ci fa respirare dopo la sudata. Poco prima del gran premio della montagna abbiamo raggiunto una coppia di amici, che ogni tanto ci capita di incrociare lungo il percorso e con i quali si fa elastico.

Appena iniziamo la discesa, iniziamo a scendere a tutta velocità e li perdiamo di nuovo. È uno spasso questa strada, una curva dietro l'altra, e noi non facciamo mica i timidi, quindi molliamo i freni e ci lanciamo nell'ennesima Newton race. In curva le gomme slittano sul ghiaino bianco, le biciclette sbandano, ed i bagagli sobbalzano vistosamente alla minima asperità del terreno mentre dietro di noi si forma una densa nuvola di polvere. Chi è dietro guida nella nebbia.




Una volta giunti a Volterra, ci fermiamo nella piazza ad ammirare le bellezze architettoniche, ammirati a nostra volta dai turisti incuriositi dalle nostre bici, impolverate ed infangate. Mi sento quasi un figo. Poi quando Martino estrae tutta la sua attrezzatura da ripresa, ci sentiamo ancora di più dei personaggi. Che personaggi!

Facciamo uno spuntino con panino e birra e poco dopo ci rimettiamo a pedalare, rimandando come sempre la digestione in itinere.




Con il sole questa Toscana è tutta un'altra cosa: i paesaggi ci appaiono con colori brillanti e la vita ci sorride. Pedaliamo per diversi chilometri, saliamo e scendiamo continuamente dalle verdi colline, spesso brucate dalle greggi che poi al momento giusto restituiranno all'uomo le materie prime utili alla produzione delle specialità locali. Queste terre sono ricche e feconde.
Al termine di una lunga salita, sudati ed affaticati, ci buttiamo in un prato di margherite a riposare. Poco dopo giungeremo a Siena, dove ci attendono nuovamente Martino e Daniele e, si spera, la fine di questa lunga tappa del nostro Tuscany Trail.
Siena è bellissima e quest'oggi affollatissima per qualche evento importante per le contrade delle città. I cittadini si sono riversati nella piazza del Campo ed un caratteristico corteo di sbandieratori serpeggia per le strette vie del centro storico. Assistiamo volentieri per qualche momento alla manifestazione, per poi proseguire appena fuori dalla città, in attesa che arrivi Andrea, che si è fermato un po' di più per le riprese.

Cerchiamo un bel posticino dove fermarsi per la notte, appena fuori dalla città e appena dopo aver lasciato la via Cassia, troviamo un Agriturismo meraviglioso che sembra essere stato dipinto su tela da un abile pittore. Tutto è perfetto: le colline attorno a noi, le strade bianche, i prati verdi, il tramonto. Siamo sorridenti e sereni e una volta riposte le biciclette, e indossati abiti civili, pensiamo a come soddisfare il nostro grande appetito. Ci viene consigliato un ristorante sulla Cassia, che raggiungiamo in auto; tutti nell'unica automobile disponibile, quella di Daniele. Il viaggio è breve e ben presto possiamo accomodarci a tavola.

Questa sera abbiamo ospiti: Ausilia e Sebastiano, di ritorno da Capalbio; sì dal punto finale della traccia del Tuscany Trail, in quanto Ausilia ha già concluso la sua avventura e questa sera mangerà con noi un bel piatto di pici cacio e pepe.
Forse.
"Forse" perché la coppia di amici fatica a trovare il ristorante e noi affamati siamo costretti a fare bis e tris coi i piatti di pasta ordinati per loro. Che gran soddisfazione da questo semplice ma gustoso primo piatto. Dopo di che i miei amici si strafogano di fiorentine mentre io mi gusto un'ottima pizza alle verdure.

Dopo la serata spettacolare trascorsa in piacevole compagnia con i piedi sotto il tavolo, ci ritiriamo belli soddisfatti all'agriturismo, e alle nostre camere. Ausilia e Seba alloggiano in una stanza bellissima e romanticissima presso lo stesso agriturismo. Buona notte e sogni d'oro ragazzi.




giovedì 3 luglio 2014

Tuscany Trail_2014_3° giorno

Terzo giorno. Ci si sveglia dopo una notte a rigirarsi nel letto più scomodo del pianeta, con la testa infilata tra due cuscini nel tentativo di tamponare i rumori molesti provenienti dai compagni di stanza. Finalmente ci si può alzare e preparare per una nuova giornata in bici; ma prima c'è bisogno di una abbondante colazione. Ci eravamo illusi che qui alla "Rotonda" venisse offerta una varietà di biscotti e torte, di pani e marmellate, di affettati e formaggi, come nei sogni di Bertelli, ma per l'esigua somma spesa, ci dobbiamo accontentare di una modesta colazione.
Dopo di che bisogna fare un po' di manutenzione alle bici, dopo il tremendo pomeriggio sotto l'acqua, pedalando in torrenti di fango. Cambiamo le pastiglie, dov'è necessario, oliamo la catena e dovremmo essere pronti per partire. Le operazioni di manutenzione, riposizionamento delle borse sulla bici rubano un bel po' di tempo in più di quello che avrei immaginato e quando siamo pronti per partire, dal cielo iniziano a scendere alcune gocce di pioggia. Indosso lo spolverino e sono pronto, ma Bertelli sente la necessità di proteggersi meglio dal maltempo, con pantaloni, guanti e copriscarpe. Dopo un po' non riesco più a stare fermo e lentamente mi avvio, intanto i miei amici sono pienamente autosufficienti con il navigatore. Andrea parte con me, e dopo qualche centinaio di metri, ci fermiamo in un negozio di bici per dare un po' più di pressione ad una gomma. Nel frattempo arrivano gli altri, ma io sto vivendo un attimo di insofferenza e parto. La pioggia non mi dà fastidio, invece una signora in macchina che, pur vedendomi, mi taglia la strada, mi fa saltare i nervi. Le lascio l'impronta della mia scarpa sull'auto.
L'ingresso della pista ciclabile non è bel segnalato e decido di fermarmi per segnalare ai miei amici la deviazione. Il percorso in direzione Prato è un po' tortuoso fino a quando non raggiungiamo il fiume Bisenzio lungo le cui sponde si trova una bella pista ciclo pedonale. La pioggia è cessata ed al momento riusciamo a pedalare senza intoppi.
Ma c'è ancora un nodo da slegare nella mia mente: il problema del rientro a Cremona, al lavoro. È sabato, la settimana sta finendo e la nostra comitiva non è ancora a Firenze. Continuando di questo passo quando arriveremo alla fine del percorso? Lunedì, martedì al massimo, dovrei ritornare al lavoro, e quindi sto pensando ad un rientro anticipato.
Abbandonata la ciclabile del Bisenzio, ci ricongiungiamo con quella dell'Arno, un bel percorso sterrato che ci permette di raggiungere la città di Firenze lontano dal traffico delle vie automobilistiche. Siamo sulla Ciclopista del Sole, ma il cielo è molto nuvoloso e non appena entriamo in città, incomincia a piovere molto forte. In centro, in piazza del Duomo, ci aspettano Martino e Daniele, e sono determinato a raggiungerli malgrado tutto, anche se dal cielo sta cadendo una bomba d'acqua tremenda.
Con un clima simile mai mi sarei aspettato di trovare così tanta gente, ammassata per le strette vie lastricate e nella piazza, una miriade di variopinti ombrellini e mantelline di plastica, un caos da cui vorrei fuggire al più presto.
Come se non bastasse al Pigo capita un guaio quando, in frenata, la ruota anteriore fuoriesce dalla sede della forcella e si incastra nel telaio. Fortunatamente a Michele non succede nulla, ma il disco del freno ha accusato il colpo e si è piegato. Inutilmente tento di raddrizzarlo con una piccola pinza e per permettere alla ruota di girare liberamente è necessario rimuoverlo.
Mentre aspettiamo che il temporale si plachi e che Martino finisca le riprese ad Andrea, Michele ci comunica il suo abbandono. Il nostro caro Pigo deve ritornare a casa e qui a Firenze c'è la possibilità di trovare diversi treni. Se proseguisse ulteriormente, la faccenda del rientro si complicherebbe.
In questo momento delicato, le mie preoccupazioni si ripresentano in maniera sempre più viva, complice il disagio per la pioggia, la ressa di gente attorno a noi. Paolo "Il Conte" pensa di ritirarsi in un albergo perché con queste condizioni meteo non si può proseguire. Io invece penso che la pioggia sia fastidiosa, ma che non sia un problema tale da costringere dei bikers a fermarsi, ma purtroppo con così tanti chilometri davanti a noi, o ci si mette a pedalare, o non si va da nessuna parte...
Sono fermo da diversi minuti ed ora incomincio ad avere freddo, e sto pensando seriamente di seguire il Pigo e fare rientro a casa.

Sono le 11:30 e finalmente ci muoviamo da Firenze, salendo lungo la strada che conduce e Piazzale Michelangelo, quando nei pressi di un campo di atletica ci imbattiamo in un locale, un ristorante dove decidiamo di fare una sosta utile per mangiare e riordinare le idee. Invadiamo il bagno del locale, dove appendiamo i nostri indumenti bagnati un po' ovunque, approfittando dell'ospitalità e la pazienza infinita dei ristoratori. Ovviamente mangiamo come se fossimo a digiuno da diversi giorni, con una fame inestinguibile. Ordiniamo primi piatti, insalatone miste, birre artigianali, in un'atmosfera di gioia che pochi minuti prima, nella affollata piazza di Firenze, non riuscivo più a distinguere, con la mente annebbiata da problematiche che non avrei dovuto neppure tenere in considerazione.
Sono con i miei amici Lobos, una banda di allegri pedalatori e amanti delle comodità, delle mangiate e bevute in compagnia; per quale motivo dovrei rinunciare a tutto questo e ritornare a casa. Almeno fino a domani sera voglio pedalare, poi si vedrà.

Invece dobbiamo salutare il nostro amico Pigozzi che rientra "sul serio" a casa e che molto presto diventerà papà! Tanti Auguri Michele! Salutiamo anche Elena che ci ha fatto compagnia in questi giorni e che sicuramente starà pensando: "Ma che razza di ciclisti sono questi qua!".
Si riparte con il tempo che sembra essersi sistemato un po'; la pioggia è cessata e nel cielo si aprono spiragli tra le nuvole, da dove si intravede il cielo azzurro.
Ripartiamo in salita e sono subito assalito da vampate di calore, un po' per il cibo, un po' per il caldo umido che sale dall'asfalto; mi apro la maglietta e abbasso i manicotti, ma dopo cinque minuti il sole sparisce e ritorna il freschino; è un continuo e snervante togli e metti.

Firenze dal Balcone di Piazzale Michelangelo
Rose rosse per te
Ora che ci troviamo su strada asfaltata, un po' mi manca l'Acquerino, con i suoi bellissimi sentieri nel bosco. D'altra parte qua si ha la possibilità di viaggiare più veloci, ma con queste bici i km scorrono lenti. Paolo si ferma a cambiare pastiglie perché la sua ruota anteriore è bloccata da ciò che resta di quelle vecchie. Un'altra sosta pit stop quindi, con Martino e Daniele che dall'auto ci guardano rimproverandoci "scherzosamente" per il fatto che siamo sempre fermi. Nel frattempo il Baffo tira un po' il fiato e seduto sulla panchina della fermata dell'autobus pensa alla sua amata... così bella e così lontana... in quel momento dei petali rosa, sospinti dal vento gli passano di fianco ed i suoi occhi si illuminano. Sembra la scena di uno di quei film d'amore... infatti Martino riprende tutto, mentre io mi vado a lavare i denti - per evitare le carie.

Dopo questo siparietto e dopo aver sistemato in qualche modo, con uno scambio di pastiglie, le bici, riprendiamo a pedalare. Finalmente lasciamo l'asfalto e ci immettiamo su alcuni bei tratti di strada bianca.

Curvona
I panorami collinari che ci circondano sono magnifici e invitano proprio alle lunghe galoppate in sella alle bici da viaggio. Purtroppo non tutte le strade sono facili e scorrevoli e poco dopo ci troviamo a dover scendere da una trappola di fango. Le bici si trasformano in mattoni, così poco dopo mi dirigo verso un torrente per dare una ripulita al mezzo.

lavaggio bici
Poco dopo ci imbattiamo in una rampa micidiale. Scalo le marce e nel momento in cui attacco la salita, un rumore secco e metallico e la successiva foratura mi bloccano. Un raggio della mia ruota posteriore si è spezzato e sparato come una freccia, ha perforato il nastro tubeless che sigillava il cerchio. Per il raggio non ci sono problemi; farò a meno, ma vorrei evitare di mettere la camera d'aria. Purtroppo non ho con me del nastro americano, con il quale si potrebbe riparare il danno, e sono quindi costretto ad imbrattarmi le mani di lattice ed inserire la camera d'aria di emergenza. Paolo cerca di darmi una mano, ma nervoso come sono, lo scaccio malamente invitando i miei amici a proseguire. Li raggiungerò appena avrò sistemato tutto.
Quando finalmente parto, ho la strada libera e mi sento come un cavallo al quale hanno appena aperto il recinto. Mi metto a correre e a spingere, buttando al vento manciate e manciate di energie, e trovo tutto questo molto divertente. Un ripido tratto in discesa non può che portare ad una altrettanto ripida salita, quando si entra in un "buco" e così finisco la mia galoppata, arrancando come un mulo, con le gambe che bruciano e urlano vendetta. Fortunatamente i miei amici sono fermi ad abbeverarsi poco avanti in località "Tresanti" anche se in realtà sono in quattro.

Chilometro dopo chilometro, dopo aver superato anche la prova dei fanghi assassini, dopo svariati paesini toscani, questa sera giungiamo a San Giminiano, stanchi ed affamati, ma fortunatamente asciutti. Lungo l'ultima rampa il Baffo cammina ansimante. "Questo è troppo" dice "sono morto". Non abbiamo ancora idea del luogo dove pernotteremo stanotte e così una volta in paese, con lo sguardo all'insù, ammirando le torri e le antiche costruzioni, infreddoliti dalla brezza serale, decidiamo di ripararci in un'osteria. Dopo l'aperitivo, da Martino e Daniele ci giunge una lieta notizia: questa sera abbiamo un posto in campeggio tutto per noi. Raggiungiamo il Camping Boschetto di Piemma e dopo una doccia calda spettacolare, raggiungiamo il ristorante per la cena. Solo un commento sulla serata in compagnia, tutti a tavola, stanchi, affamati, spensierati: CHE SPETTACOLO!

Panorama
Bertelli sale in single speed - che forza!
Tarantola - laggiù il baffo distrutto
San Giminiano



lunedì 19 maggio 2014

Tuscany Trail_2014_2° giorno

Dopo la serata ristoratrice, e la bella notte di sonno, ci si sveglia e ci si prepara per la colazione presso l'albergo di Bagni di Lucca, alle 7:30 del mattino. Il buffet è ben fornito e Paolo Bertelli può scatenarsi come gli piace, tra torte e affettati, mischiando sapori, mostrandoci tutta la sua abilità di "maestro, campione di colazioni".

Poi si cerca di partire, con l'obiettivo di macinare tanti chilometri, di bruciare tappe, pedalare là dove nessuno ha mai pedalato prima, per avvicinarsi sempre più alla meta. Iniziamo subito con un lungo tratto su asfalto, seguendo il corso del torrente Lima, che in alcuni punti scorre in intricati e caratteristici meandri scavati nella roccia. Passiamo per Popiglio, paese in cui si trova un lunghissimo ponte pedonale sospeso che si collega al vicino paese di San Marcello Pistoiese.

L'abbondante colazione non è bastata e allora si prende un caffé: un americano? Oppure un orzo in tazza grande? Non avete magari il ginseng? È sempre uno show. Le soste non sono mai brevi, rapide, indolori, ma come niente si arriva a star fermi mezz'ora. Faccio due chiacchiere con il titolare del bar, al quale spiego cos'è il Tuscany Trail e come reperire informazioni tramite internet.

Poi finalmente si riprende a pedalare e a salire, fino al raggiungimento del Passo dell'Oppio, punto in cui trovo della segnaletica CAI con indicato il sentiero 00. Mi torna in mente il mio viaggio Appenninico del 2013 e non posso esimermi dal percorrere un breve tratto di questo sentiero, intanto che il gruppo si ricompatta. Mi sembra di avere energie da vendere ed un pezzo di strada in più non mi spaventa affatto. Poi si ridiscende su asfalto fino al momento in cui, dopo una svolta che ci fa abbandonare la strada principale, ritorniamo a pedalare su sterrato, in un verdissimo bosco di faggi.

00 - Faccina

Pigozzi

Il Baffo in single speed

La sterrata, a tratti ripida e da percorrere a piedi, ci porta al passo dell'Incisa. La mulattiera diviene sentiero, che in certi punti si inerpica bruscamente, in altri diventa piacevolissimo e più semplice, pur continuando a salire. Il tempo per il momento regge, anche se il cielo è grigio; l'aria è fresca e questa atmosfera verdeggiante ci accompagna a lungo.




Pur con tutte queste difficoltà, costretti a spingere le nostre bici cariche, il morale è sempre altissimo e la fatica quasi non si avverte, tra una battuta di Bertelli, un urlo del Baffo e le risate di tutti quanti.
In prossimità del Passo della Collina però, ormai prossimi all'ora di pranzo, qualcuno incomincia a borbottare: "fameeee... fameee..." e presto si presenta l'occasione per sedersi a tavola. Un piatto di pasta nessuno ce lo può levare e con magna soddisfazione ci accomodiamo presso il ristorante tipico, proprio in cima all'antico valico appenninico.
Siamo tutti affamatissimi e dopo il primo piatto di tagliatelle ed una porzione di polenta con i funghi, ordiniamo un'ulteriore porzione di pasta. Il ciclismo mette appetito e non ci piace pedalare a pancia vuota. Al tavolo con noi, i nostri fidi compagni di viaggio Martino e Daniele, giunti fin quassù non senza difficoltà, pur essendo in auto. Martino addirittura rinuncia al pranzo perché ancora indisposto per le curve della strada.


Quello che non ci voleva, era avere nella stessa sala, un gruppo di motociclisti enduristi, iettatori, che ad un certo punto, proprio nel momento in cui stiamo uscendo dal locale, se ne escono con la frase "ancora poco e poi inizia a piovere". Nello stesso istante, come accade nei più spaventosi films dell'horror, avvolti da un'atmosfera cupa e grigia, un tuono fragoroso ci ha scosso tremendamente. Accidenti a voi, annunciatori di sventura.

Indomiti, noi abbiamo sfidato con decisione le avversità climatiche e ci siamo inoltrati nella bellissima Riserva Naturale dell'Acquerino.



La pioggia ha atteso ancora un po' prima di manifestarsi in tutta la sua intensità, proprio allo scoccare dell'ora stabilita dagli iettatori sgasatori, nel momento in cui stavamo per iniziare la discesa su single track, appena dopo la Cascina di Spedaletto.

Cascina di Spedaletto

Paolo e Tarantola - Singletrack sotto la pioggia

Singletrack

Il tratto, inoltre, attraversa un pendio decisamente scosceso, per cui è oltremodo necessaria cautela e attenzione. È così buio che  faccio fatica a vedere il display del gps, per cui mi devo fermare a regolarne la luminosità; in quel momento ci raggiungono i motociclisti, che esordendo con un simpatico "ve l'avevo detto" proseguono il loro monologo spiegandoci dove andare, quale sentiero imboccare, mentre noi non aspettavamo altro che se ne andassero per proseguire.
Chi disponeva dell'abbigliamento antiacqua, l'ha indossato, cercando la massima protezione dalle forti intemperie, e poi è iniziato lo show: una discesa infinita, su sentiero, poi su mulattiera, nel fango, su un fondo sassoso, viscido, tra rivoli d'acqua sporca che scendevano da ogni parte, e poi attraverso una frana dove i nostri piedi sprofondavano completamente. Tutto questo è avvenuto senza pastiglie dei freni, smangiate in men che non si dica, urlando come pazzi per l'adrenalina e la follia che avevano preso il sopravvento su di noi. Una discesa memorabile che ci ha portati fino in paese a Montemurlo.
Una volta scesi in paese, avremmo potuto pedalare ancora un po', almeno fino a Prato, con la pioggia che ormai era cessata, ma le nostre condizioni erano talmente pessime; bagnati, infangati, infreddoliti, e senza freni, da costringerci allo stop.
È entrato in azione Paolo Bertelli che è riuscito, tramite iPhone ad individuare e prenotare delle stanze libere proprio a Montemurlo. Così, poco prima delle 18, ci fermiamo nella Locanda "La Rotonda", il nostro rifugio per questa sera.

Da Firenze, giunge inattesa e molto gradita, la visita di Elena, che ci terrà compagnia per tutta la serata, trascorsa piacevolmente in pizzeria. Qui si è formata una bella tavolata di amici, e si è cenato in un'atmosfera di festa.

Percorsi  in due tappe 160 Km e più di 4000 metri di dislivello, ci prefiggiamo "idealmente" di incrementare i chilometraggi nei prossimi giorni, anche se sembra sempre più remota la possibilità di giungere al termine di questo viaggio nella giornata di domenica. Il viaggio dei Lobos, pur con tutte le difficoltà del tempo avverso, e di un percorso impegnativo, riesce a rimanere piacevole e divertente, come una vera vacanza cicloturistica. L'unico mio dubbio è: se si riuscissero ad accorciare certe pause, si riuscirebbe a pedalare di più, senza sfociare nel territorio di un'impresa estrema?
Oggi per strada abbiamo perso Raffaele e Michele... sigh! 

martedì 13 maggio 2014

Tuscany Trail_2014_1° giorno

Non si sa più cosa proporre ai ciclisti; annoiati, stressati dal lavoro, dalla famiglia e dalla vita frenetica di tutti i giorni, sentono il bisogno di evadere e lanciarsi all'avventura. Probabilmente l'ultimo modello di fatbike è già lì nel tuo garage da diversi mesi, vivi lontano dal circolo polare artico e per l'Iditarod bisogna aspettare fino all'anno prossimo. Magari hai tutte le borse Revelate Design, un armadio colmo di attrezzatura ultralight, ma il Tour Divide è ancora troppo impegnativo e fuori dalla tua portata? In tuo soccorso giunge Andrea Borchi con il Tuscany Trail.
Il nome in inglese non può di certo mancare, perché l'orgoglio per le cose nostrane l'abbiamo perso ormai da tempo ed ora siamo nell'epoca dell'esterofilia.
Il Tuscany Trail non è una gara, ma una avventura senza supporto (unsupported bicycle adventure), una prova contro se stessi; però gli altri ci sono, e partono dalla Piazza degli Aranci di Massa con te, ed alla fine verrà segnato il tempo di arrivo. Quindi è una gara?! Una gara camuffata da avventura?
Bah, sono un po' confuso; a me le gare non piacciono un granché.

Con gli amici Lobos, col sopraggiungere della nuova stagione, si era pensato di fare un viaggio insieme, sullo stile della trasferta Verona-Cremona-Finale Ligure del 2013. Così spunta l'idea di partecipare al Tuscany Trail e vengono raccolte diverse adesioni all'interno del gruppo di amici. Man mano che ci si avvicina alla data della partenza, il 1 Maggio, l'euforia aumenta, mischiata ad un po' di agitazione per la preparazione delle borse da bike packing, con un attento esame dell'attrezzatura da portare per il viaggio in autonomia. Ad una settimana dal via ci viene inviata tramite email la traccia del percorso e si inizia ad abbozzare una suddivisione delle tappe, cercando di tenere in considerazione le nostre capacità, i chilometraggi, il dislivello...etc
I giorni di ferie, tenendo conto del ponte, sono solo quattro e lunedì, in teoria, si dovrebbe ritornare al lavoro, ma questo significherebbe coprire in una giornata all'incirca 150Km di strade e sentieri di montagna e collina. Immagino fin da subito che sarà facile sforare con i giorni di vacanza, sempre che non si decida di fermarsi anzitempo.

Io avrei preferito fare un viaggio più classico, ma anche l'idea di prendere parte a questo evento "organizzato" non mi dispiace; la cosa importante è pedalare nella bella Toscana, in compagnia degli amici. Come attrezzarsi? Con le bici ho l'imbarazzo della scelta, ma alla fine decido di utilizzare la Singular Peregrine, preparata con le gomme da 1.8, in modalità "monster cross". Sì perché dopo le Alpi Apuane, il percorso in teoria dovrebbe essere più collinare e meno cattivo, quindi una bici scorrevole su sterrate di ghiaia e asfaltate dovrebbe essere ideale.
Dopo il carico estremo del mio viaggio estivo lungo la dorsale Appenninica, per questa occasione voglio ridurre la mia attrezzatura al minimo, cercando di limitare il più possibile il peso della mia bici. Nella sacca anteriore fissata al manubrio ho tenda, materassino, sacco a pelo, in modo da essere pronti nell'evenienza di una notte all'addiaccio.
Io sono quello della collezione di borse Revelate Design, e nel Gas Tank tengo cellulare, portafogli e le barrette, nel Tangle Bag fissato all'interno del triangolo del telaio ho disposto l'antiacqua, una camera d'aria, e l'attrezzatura che deve essere reperibile il più velocemente possibile, mentre nella sacca posteriore fissata alla sella tengo il vestiario.
Una maglietta in lycra firmata "Singular" che utilizzerò per l'intero viaggio, un paio di pantaloncini biciclista, due maglie di lana merino (maniche lunghe e maniche corte), una maglia maniche lunghe contro la frescura, un paio di pantaloni lunghi per la sera, una maglia di cotone per andare a letto, mutande, e un paio di pantaloncini corti con relativo fondello. Servono batterie stilo sufficienti per diversi giorni di autonomia col GPS e una luce per eventuali raid notturni. Alla partenza, le bici vengono soppesate e la mia è la più pesante del gruppo; c'è qualcosa che non mi torna e sono sicuro che questa volta non è il bagaglio ad appesantirmi.

Mercoledì è la giornata dedicata al viaggio in treno. Parto da Cremona alle 10 circa (il treno è in ritardo) e all'ora di pranzo sono a Massa. Mangio focaccia, bevo birre e giro per la città per far passare il pomeriggio e finalmente col sopraggiungere della sera, arrivano anche gli altri partecipanti all'evento, che passeranno la notte in una palestra del centro di atletica di Massa per partire belli freschi e riposati l'indomani. Dei Lobos giungono Andrea Compri (il Baffo), Paolo Bertelli, Michele Pigozzi (il Pigo), Martino Vincenzi e Daniele Dalla Valle. Scaricano una macchina tra bici e attrezzatura varia. Il Baffo dovrà fare la dialisi tutte le sere, dopo la giornata in bici, per cui in auto ci sono le sacche di liquido e la macchina per la dialisi. Martino invece ha con se un bel po' di attrezzatura video professionale per riprendere le gesta dei ciclisti di questa prima edizione del Tuscany Trail, e soprattutto filmare l'avventura del Baffo eroico. Dopo la bella serata in pizzeria, si va tutti a letto, ma in balia dei russatori non è facile riposare ed ho dimenticato i tappi a casa.

La mattina successiva arrivano anche Tarantola ed il Conte a completare il gruppo di Lobos che pedalerà unito verso Capalbio. Nel cielo ci sono un po' di nuvole, ma le previsioni dicono che il brutto tempo arriverà venerdì. Nella Piazza degli Aranci, al via sono presenti almeno 80 persone, ma prima di tutto bisogna pensare alla colazione, per cui il bar/pasticceria della piazza viene preso d'assalto. La partenza avviene intorno alle 8:30. Conosco diversi bikers, tra cui l'amica Ausilia, NonnoCarb, Turbo, che sicuramente spiccheranno per prestazioni eccellenti, ma stiamo parlando di ultraumani.
Paolo Bertelli, Pigozzi ed Andrea Compri faranno l'intero viaggio con la loro bici monorapporto; è una scelta drastica, ma che condivido e apprezzo, avendola utilizzata con soddisfazione in diverse occasioni. L'unico problema è la pianura, dove il monorapporto impostato agile per la salita, di certo non aiuta a coprire velocemente le distanze dei "drittoni".

Si parte ed è subito salita. Il gruppone iniziale, immortalato in piazza davanti al Palazzo Ducale, rapidamente si sgrana, e noi, tra una foto, una pausa barretta ed una sosta per riprendere fiato, siamo già nelle retrovie. Man mano che si sale di quota poi, ci son sempre meno auto a chiederci strada, così che possiamo occupare la carreggiata e chiacchierare affiancati in santa pace.
Superata la galleria del Passo del Vestito, si fa una deviazione strategica al rifugio/ristorante appena sotto per bere un caffè e farsi fare un panino farcito. Quando vediamo i grossi contenitori in vetro contenenti vari tipi di sottoli e sottaceti, non resistiamo e ne ordiniamo una porzione in una vaschetta "ermetica". Un'idea geniale, tant'è che dopo pochi minuti ritrovo il Pigo con in mano il sacchetto di plastica dei sottoli, all'interno del quale si è formata una inquietante bolla di liquido oleoso.
Vuol dire che è l'ora del panino. Mentre la maggior parte dei bikers pensa a pedalare o comunque ad avanzare sul fondo smosso del sentiero della cava di marmo, io mi fermo a divorarlo, e al suo interno metto qualche cipollina acidula, e qualche funghetto allucinogeno. Il Pigo mi fa compagnia, mentre Tarantola fotografa la nostra fame disumana.



Quando riprendiamo a pedalare per ritrovare i nostri amici, riusciamo a percorrere poca strada, prima di incontrare un importante sbarramento costituito da enormi blocchi di pietra. Occorre sollevare le bici di peso e con il carico di bagagli fissato ai telai delle stesse, l'operazione richiede un certo impegno. Ci si aiuta a vicenda nel superamento di questa barriera e poi finalmente si prosegue in sella. Le Apuane offrono degli scenari davvero epici e cerco di immortalare i miei amici intanto che il sole riesce ancora a mostrarsi tra le innumerevoli nubi, e ad esaltare i contrasti cromatici tra il verde della vegetazione ed il bianco grigiastro della roccia.



Dobbiamo percorrere qualche breve tratto di salita a piedi per via del fondo particolarmente smosso, ma l'euforia di trovarci in questi bellissimi posti, lungo il Tuscany Trail, non ci fa sentire la fatica.
Si presenta anche l'occasione per sorridere, durante l'attraversamento di un tornello. Siccome non è sufficientemente difficoltoso passare con le bici cariche delle ingombranti borse, Paolo mi viene in aiuto passandomi un mattone. Io sto allo scherzo e me lo metto tra il mento ed il torace intanto che faccio girare la bici tra le sbarre, come se fosse una prova di giochi senza frontiere. Si ride come matti, ed è bellissimo.

Quando arriva la discesa, su asfalto, incominciano i duelli, il gioco di scie, si ricerca la posizione più aerodinamica, si disegnano traiettorie, si urla di gioia come dei folli. Quando ci fermiamo ad un bivio ad aspettare gli altri, dal ristorante escono dei ragazzi che ci invitano a sederci a tavola per un piatto di pasta; ma abbiamo i panini e decidiamo di fare una pausa un po' più rapida. Tarantola va a prendersi una lattina di coca-cola, ma poi la fa esplodere a terra e quindi ne deve acquistare una seconda. Mentre aspettiamo sopraggiunge un furgoncino che affronta la curva in sbandata controllata e per un attimo ci guardiamo allibiti in silenzio prima di scoppiare a ridere in un boato d'entusiasmo.

Dopo il panino si riprende a salire. Il cielo si è scurito ma al momento non piove. Le strade sono molto tranquille, così come i paesini che attraversiamo, molto carini nel loro isolamento, caratterizzati da strutture ricche di fascino come mulini e ponti a schiena d'asino. Mi incazzo con uno che mi fa il pelo in auto, ma è un caso isolato, uno stupido che non si rende conto di quello che fa mentre è alla guida.

Dopo uno strappo piuttosto ripido si giunge ad una sorgente, ed in questo punto due ragazzi si stanno preparando un risotto con la loro attrezzatura da campeggio. Dei veri bikepackers completamente autonomi, ma con l'handicap di un certo peso in più da portare. È il bello di questo Tuscany Trail; ognuno interpreta il viaggio come vuole, e ci si può trovare il personaggio che viaggia completamente scarico con una bici da ciclocross ultralight, e il bici-campeggiatore alle prese col fornellino ed il risotto in busta con zafferano e porcini.

Arriva la scena epica della giornata: dopo un tratto ripido di salita, inizia un single track nel bosco, siamo saliti di quota e vicini alle nuvole grige. Il Baffo parte deciso e ad un bivio dubbio, scende a destra, entrando con decisione in un agriturismo, inoltrandosi senza timore tra i tavoli degli ospiti che stavano pranzando. Quando arrivo io, noto un certo nervosismo da parte della proprietaria del locale, e non capendone il motivo, mi lamento della scortesia della signora, insistendo perché si rinunci alla "birra" e si prosegua, sulla retta via ovviamente. Il Baffo fa finta di nulla, ma la GoPro che ha sul casco, ha ripreso tutta la scena. Baffo, non si fa così; sei tremendo, abbiamo le prove, sei colpevole.

Il sentiero a questo punto diventa a tratti tecnico ed ostico, costringendoci a percorrere brevi tratti a piedi, ma il bosco è splendido, oserei dire fatato.



Raggiungiamo due ciclisti con mountain bike stracariche che si trovano in grossa difficoltà nel superamento dei tratti a piedi, e giungono alle mie orecchie le loro lamentele: "questo non è andare in bici!!!". Sì, indubbiamente non siamo comodamente seduti sulle nostre bici, lungo una pista ciclabile, ma il Tuscany Trail, è un'avventura, e durante un'avventura capita di fare qualcosa di un po' più difficoltoso del solito; capita. La mia bici per fortuna non è troppo pesante da portare e non mi trovo in difficoltà neppure nel tratto più alpinistico di tutto il giro, superato il quale, arriverà il momento di scendere.



Purtroppo il panorama non c'è, a causa della nuvola che ci circonda e che ci limita completamente la visuale. Vediamo le rocce che ci apprestiamo a calpestare e poco più. Malgrado ciò, questi passaggi "alpini" sono tra i miei preferiti. Dopo lo scollinamento ed un breve tratto di discesa sterrata, giungiamo al Rifugio Matanna dove entriamo per trovare un po' di ristoro. Alcuni bikers ripartono proprio nel momento in cui noi arriviamo, lasciandoci libero il posto per sederci ed ordinare del té caldo; ma io rimango fedele alla birra, e quando poco dopo viene nominata la pasta al pomodoro, non ci lasciamo sfuggire l'occasione, per ordinarne una porzione anche per noi. Una goduria immensa che ci rinfranca, ci fa ritrovare le forze per continuare ancora un po'...


In discesa non è difficile; basta mollare i freni e farsi trasportare dall'entusiasmo. In una Newton race, non si può pedalare e bisogna rimanere concentrati per destreggiarsi al meglio curva dopo curva, e appiattirsi meglio che si può nei rettilinei. Se ogni tanto si sente urlare "PANDA!", è Paolo che ha scovato in qualche cantone il vecchio modello 4x4 della Fiat. Magari è sgangherata, vecchiotta, e stilisticamente antiquata, ma è diffusissima, simpatica e fa guadagnare un sacco di punti a chi riesce a trovarne una per primo. Paolo in questo è un vero professionista, ma durante questo Tuscany Trail, se ne vedranno delle belle.

Giungiamo fino a valle quando inizia a piovere e a Bagni di Lucca la pioggia diventa intensa. A questo punto decidiamo che per oggi può bastare e Paolo inizia a cercare un posto dove fermarsi, un albergo non troppo dispendioso sarebbe l'ideale e tramite l'applicazione Booking viene individuato un alberghetto proprio in paese.  Il luogo è carino, le bici sono al protetto in una rimessa, abbiamo le nostre camere e ci si può fare la doccia calda. Ok, non saremo dei veri avventurieri, magari non siamo dei veri duri, ma chi ce lo fa fare di spaccarci in due, con queste condizioni meteo poi?

Abbiamo pedalato per più di 80Km e superato un dislivello di 2400mt, mica bruscolini! Qualcuno oltrettutto l'ha fatto in single speed. Per cena rimaniamo nello stesso albergo e la nostra tavolata è allegra e spensierata; l'unica preoccupazione è quella di riempire la pancia, perché la fame è davvero tanta. In nostra compagnia ci sono Michele e Raffaele, due bikers molto simpatici che hanno trovato nei Lobos dei validi compagni di merenda. Purtroppo le porzioni non sono abbondantissime e tra una portata e l'altra c'è da aspettare parecchio; sembra la cena di un matrimonio. Per il dolce poi l'attesa diventa snervante, ma a parte questo, si è mangiato bene. Poi tutti a letto, per recuperare le forze e ripensare alle emozioni della giornata appena trascorsa; un breve lasso di tempo, poco prima di cadere nel sonno profondo.

Domani si prosegue e penso che, fatto così, questo Tuscany Trail sia proprio una figata.
PANDA!

lunedì 17 febbraio 2014

Vacanze 2013? Appennini! · Il ritorno a casa

Dopo la notte presso l'ostello, la mattina seguente riparto diretto alla stazione ferroviaria di Popoli. Il cielo è grigio e minaccia pioggia e spero vivamente di non bagnarmi gli unici vestiti pseudo civili che ho per il viaggio. Utilizzo la biglietteria elettronica per fare il biglietto per Pescara e pago i pochi euro della corsa ferroviaria con la carta di credito; è veloce e comodo. È un metodo nuovo, che non ho mai avuto occasione di provare, piuttosto semplice ed intuitivo e non è necessaria avere una particolare dimestichezza con la tecnologia per avere il biglietto desiderato. L'unico problema è la bici per cui non compaiono opzioni sul display, così penso di fare un biglietto per il cane, per essere sicuri di non fare incazzare qualcuno.


Il treno arriva puntuale e salgo sulla prima carrozza che mi si presenta di fronte. Il vagone ha l'accesso a livello della banchina ed è quindi facile salirvi con la mia bici carica di bagagli. La struttura predisposta per le bici è occupata da una persona appisolata, quindi appoggio la bici in un altro punto e mi accomodo, si fa per dire, su un seggiolino minuscolo, di quelli a scomparsa. Va bene, intanto ho fatto 20 giorni seduto su una sella e non sarà di sicuro questo seggiolino a procurarmi qualche fastidio al sedere.

Son seduto da pochi minuti ed ecco arrivare una "tipa". Mi chiede il permesso di sedersi sul seggiolino di fronte al mio. Che problema c'è, che si sieda pure...
Beh, la simpatica signorina non ha mai smesso di parlare con me per un solo istante. Mi ha riassunto la sua vita, le sue avventure, spero per lei inventate, come quella volta che si è persa con degli amici in montagna e ha passato una notte all'addiaccio prima di essere salvata dal soccorso alpino. Mah!

Poi arriva il controllore che mi sgrida per aver fatto il biglietto per il cane, quando invece ho la bicicletta e avrei speso di meno facendo il giornaliero per la bici. Cioè, l'unica volta che trovano un "generoso", questi si incazzano. Vabbé.

Anche un viaggio in treno ha il suo perché, le sue peripezie, le sue fatiche. In breve tempo giungo a Pescara dove mi reco presso la biglietteria questa volta per parlare di persona con il signor bigliettaio. La stazione è molto grande e c'è traffico. Faccio pazientemente la coda e nel frattempo osservo una signora che ha trovato il modo di litigare con la macchinetta automatica, la quale le chiede altri soldi, quando lei in precedenza aveva calcolato un'altra somma, probabilmente errata.
Arriva il mio turno e assieme all'operatore, molto collaborativo, riusciamo ad individuare una soluzione di viaggio che mi permette di raggiungere Piacenza con la bici (un bagaglio particolarmente ostico per chi desidera utilizzare il treno).

Il mio treno parte verso le 11 in direzione Ancona, poi dovrò cambiare e salire quello che arriva a Piacenza per le 19. Faccio così in tempo a fare un giro per Pescara e cercare un posticino dove mangiare un boccone prima del viaggio. Percorro uno dei viali principali, lungo i quali sta passeggiando diversa gente, che passa curiosa da un negozio all'altro. Io vado diretto al sodo e mi parcheggio presso una pizzeria al trancio. Ordino due bei pezzi di pizza ed una birretta e mi metto tranquillo, seduto ad un tavolino all'esterno. È una seconda colazione che deve fare anche da pranzo fino a stasera, fino a casa.

Sono veramente rilassato e dopo lo spuntino mi avvio verso la stazione. Ad un tratto incontro un cicloturista e lo saluto. Lui contraccambia ed iniziamo una conversazione in inglese. Il mio punto debole: la conversazione; in inglese poi? Ci presentiamo e Jean Noël, proveniente dalla Francia, ed in giro per l'Italia da diversi mesi, mi dice subito che è rimasto stupito dal fatto che l'abbia salutato e mi sia messo a parlare con lui. Da quanto mi racconta, in Italia ha incontrato parecchie persone diffidenti, poco propense perfino al saluto. Probabilmente è stato poco fortunato, ma posso immaginare la sensazione di disagio che può aver provato questo ragazzo, sentendosi in un certo modo rifiutato dagli altri, per quale motivo poi?

Jean Noël a Pescara
Saluto Jean Noël e mi avvio verso la stazione; prima però scatto una foto per il mio amico Giaz, appassionato di locomotori d'epoca. Il mezzo è così lungo da costringermi a fare una panoramica.


Una volta salito sul treno, appesa la bici nel vagone riservato, mi trovo una poltrona e mi preparo psicologicamente a diverse ore di noia. Mando qualche sms col mio telefonino catorcio, mi scasso un po' con un pallosissimo giochino e osservo il viavai di passeggeri fino ad Ancona. Qui ritorno in azione per il trasbordo su un'altro treno. Che fatica! Ti tocca scendere dalle scale con tutto il malloppo, e poi risalire all'altro binario sollevando bici e bagagli contemporaneamente. Una mazzata insomma. Però va tutto bene e trovo subito il posto sia per me che per la bici.


Appena seduto arriva un signore marocchino che sta parlando al telefono e che interrompe momentaneamente  la conversazione telefonica per chiedermi il permesso di sedersi vicino a me. Naturalmente, il posto è libero. Con l'altra mano regge una borsa di plastica con delle bottiglie di vetro che si mettono a tintinnare mentre lui si siede. Trascorrono pochi minuti e la telefonata finisce, nel frattempo io continuo il mio stupido giochino sul telefono.
Continuo fino a quando mi viene passata una lattina di birra. In un primo momento faccio il timido e rifiuto, poi dietro l'insistenza di Braim, mi metto a sorseggiare moretti in sua compagnia. (No, non sono stato io a sbagliare a scrivere, ma qualcun altro, tempo fa, all'anagrafe, si dimenticò una "I" per strada).
Alla fermata successiva sale una ragazza con un bagaglio enorme, Braim è il primo a giungerle in aiuto e poco dopo lei si siede vicino a noi. Inizia così una simpatica conversazione a tre, in cui ovviamente il simpatico marocchino è il protagonista. Quando io inizio la seconda lattina, anche Laura (non ricordo più il suo nome!) deve aprire la sua. Braim nel frattempo è passato alla bottiglia da 66cl e poco dopo va a farsi un giro per fumarsi una sigaretta.
Il viaggio in compagnia è tutta un'altra cosa ed il tempo scorre molto più piacevolmente. Io nel frattempo ho avuto modo di sentire Giaz che si offre di darmi un passaggio fino a casa venendo a prendermi in auto a Piacenza. Troppo gentile davvero, e approfitto volentieri della sua gentilezza, anche se ovviamente non avrei avuto problemi a fare un po' di argine del Po fino a casa.

Nei pressi di Bologna saluto i miei compagni di viaggio e faccio l'ultimo tratto fino a Piacenza da solo, osservando fuori dal finestrino la pianura scorrere velocemente davanti ai miei occhi. Quanto tempo per arrivare fin giù in Abruzzo e poi in mezza giornata, nemmeno con il mezzo di trasporto più   rapido, sono di nuovo nella pianuraccia padana.

A Piacenza abbraccio l'amico Giaz e si ritorna a Cremona. Beh, un po' sono felice di essere di nuovo qua, a casa. Sono felice per quello che son riuscito a fare, ed orgoglioso di me stesso. Si, al momento queste sono le esperienze che più mi rendono felice e che mi danno la gioia di stare su questo mondo.  
Ora però lo spasso è finito e si ritorna a lavorare, fino al prossimo week end, fino alla prossima avventura in miniatura.

Ecco cos'è che ho fatto:

venerdì 17 gennaio 2014

Vacanze 2013? Appennini! · Diciannovesimo giorno: fine?

Presso il Rifugio Racollo mi alzo per la colazione, ma questa mattina la colazione non c'è, o comunque è talmente povera che quasi quasi non la sento. Possibile che in questo posto non sia rimasto del pane e della marmellata? Forse no.
Mi bevo un tè e poi mi preparo per la ripartenza, con i rumeni appena arrivati presso il rifugio che mi guardano mentre bruciano una sigaretta dietro l'altra. Sarebbe questa la loro occupazione principale? Pensavo che ci fossero un sacco di lavori da fare, di pulizie... in tre, a fumare sigarette.

Vado via dalla disperazione, pedalo verso Rocca Calascio, sperando che il tempo mi conceda un po' di tregua. Oggi infatti danno temporali e brutto tempo in tutta la zona.




Saluto il Massiccio del Gran Sasso, il Rifugio Racollo e pedalo tra i bei prati della piana, tra le verdi colline sfumate dalla nebbia di questa mattina d'estate. Ieri, in serata, ho avuto modo di parlare con i miei genitori, che mi hanno avvisato appunto del sopraggiungere di una perturbazione, ed io ho accennato che presto sarei tornato a casa. Sono stanco, parecchio affaticato dal viaggio e non mi sono rimasti sufficienti giorni di vacanza per proseguire oltre, ancora più a Sud.

Innanzi tutto però voglio godermi questa giornata, andando a visitare un luogo caratteristico della zona. Mi dirigo su strada asfaltata verso Santo Stefano di Sessanio e dopo qualche chilometro mi immetto su una strada sterrata con le indicazioni "Rocca Calascio".

La salita è breve e semplice, in un ambiente che ha il gusto della favola, disegnato con tempere ad acqua con morbidi pennelli su spessi e ruvidi fogli di carta. Arrivo alla Rocca in men che non si dica ed il fatto di aver raggiunto questo luogo così facilmente mi fa capire come sia messa male la gente, che a quanto pare ha il coraggio di lamentarsi del fatto di non avere la possibilità di salire in auto fino alla rocca.

Incomincio a curiosare nei pressi della Rocca Calascio, che è chiusa per quanto riguarda le visite all'interno, ma che è ugualmente interessante anche all'esterno, per i bellissimi scorci che sa offrire. I temporali sono effettivamente in arrivo ed il cielo ha un aspetto minaccioso, che si sposa benissimo con le rovine in pietra bianca. C'è qualche altro visitatore ed incontro anche un appassionato ciclista che rimane piuttosto impressionato nel vedermi in quel posto. Quando poi gli racconto del mio viaggio, vi lascio immaginare le espressioni di stupore che ha fatto.





Pur apprezzando la rocca ed il fascino che la circonda, dopo un po' di tempo ho levato l'ancora e me ne sono andato, fermandomi subito dopo presso un caratteristico locale "alla Rocca" per fare una sorta di colazione. Ho mangiato una deliziosa fetta di torta alla ricotta accompagnata da una fresca bottiglietta di chinotto, in compagnia di un gatto goloso, al quale sono andate le briciole del dolce.

Poi son ripartito, e una volta sceso a Calascio, ho preso la direzione di Castel del Monte. In un tratto di salita, ad un certo punto i muscoli delle gambe hanno cominciato a bruciare forte e mi son lasciato definitivamente andare: si è proprio giunta l'ora. In paese ho fatto un po' il turista e poi ho proseguito, scendendo a Villa Santa Lucia degli Abruzzi, ad Ofena da dove ho incominciato a seguire le indicazioni di una pista ciclabile sul Tirino, con tutt'intorno a me temporali e vento forte. Per fortuna però non ho preso neppure una goccia d'acqua.




Ricordavo di aver visto sulle cartine, ancora a casa, mentre studiavo il percorso lungo gli Appennini, una traccia lungo questo corso d'acqua e devo dire che il posto merita proprio una visita. È una via facile e tranquilla per avvicinarsi al Parco della Majella. Per diversi chilometri ho proseguito seguendo le indicazioni del percorso ciclabile lungo il Tirino ed infine sono giunto al paese di Bussi, appunto sul Tirino. Qui mi sono immediatamente imbattuto in una struttura nuova ed attrezzata per le bici ed i cicloturisti, un Ostello.

Inizialmente sono entrato a chiedere informazioni sulla stazione ferroviaria più vicina, deciso ormai a procedere con le operazioni di rientro in patria. Stupidamente però non ho chiesto informazioni sugli orari, pensando di andare a chiedere di persona alla biglietteria di Popoli, la stazione FS più vicina.

Ho inforcato la bici e ho fatto una pedalata nel traffico automobilistico fino alla stazione di Popoli, ovviamente deserta e munita di biglietteria automatica. Ed ora? Da che parte dovrei andare poi? Verso Pescara o dalla parte opposta? Ne so quanto qualche chilometro fa, non ho voglia di cercare un posto dove dormire in questo paese e dopo un gelato decido di rientrare a Bussi.
Di nuovo presso l'ostello, mi faccio indirizzare sulla tratta ferroviaria da prendere e prendo nota degli orari disponibili. Inoltre prendo la camera per la notte per la somma di 25 euro. La struttura è molto accogliente, moderna e ben attrezzata. C'è pure il cucinotto, ma non ho proprio voglia di farmi da mangiare, così decido di andare in cerca di una pizzeria. È presto, così prima vado a bermi una birra per l'aperitivo. Dopo la seconda birra e qualche quintalata di stuzzichini vari, mi avvio verso la pizzeria, che però oggi è .... CHIUSA!
Pocomale, dico, e rientro al bar per altre birre. Stasera va così.

Rientrato all'ostello, dopo una mezz'oretta addormentato davanti alla tele, ho deciso che era giunto il momento di andare a dormire. Domani si rientra a Cremona.

Ah, comunque oggi ho fatto 82Km e 860 mt di dislivello.